I prototipi e la “mano” di Giugiaro.
Volkswagen impiegò molti, secondo molti troppi, anni per trovare un’erede al Maggiolino. Tanti prototipi arrivarono ad un passo dall’essere prodotti senza successo, per varie ragioni.
Un progetto interno, che recava le sigle EA 272 ed EA 276, rifletteva il desiderio di dare una “chance” al motore boxer raffreddato ad aria collocato però in posizione anteriore. La vettura che avrebbe dovuto sostituire il Maggiolino aveva anch’essa una linea a due volumi con portellone posteriore. La rottura con il passato era sottolineata dalle linee tozze squadrate, ancor più che nel prototipo Porsche arrivato a un passo dall’essere prodotto. Inizialmente (per la EA 272) si era pensato ad una soluzione mista: motore anteriore e trazione posteriore con il cambio collocato davanti all’assale posteriore. In seguito (con la EA 276) questa idea fu abbandonata perchè la presenza dell’albero di trasmissione sottraeva spazio all’abitacolo. Inoltre la presenza del cambio impediva di collocare il serbatoio del carburante nella posizione ancor oggi ritenuta più sicura in caso di incidente, sotto i sedili posteriori.
Proprio in quegli anni infatti entrarono in vigore le prime normative per la sicurezza in caso di incidente e Volkswagen non voleva farsi cogliere impreparata. Si passò quindi alla soluzione del motore boxer raffreddato ad aria anteriore abbinato alla trazione sulle ruote anteriori. Anche questo progetto fu definitivamente abbandonato nel 1969. I prototipi furono anch’essi distrutti, tranne un esercizio di stile (cioè un modello di carrozzeria ed interni in scala 1:1 privo della parte meccanica) che è stato risparmiato e che ci permette di vedere quale sarebbe stata l’estetica di questa vettura.
Notevole il disegno particolare del finestrino posteriore, con il taglio rovesciato, ripreso tanti anni dopo da FIAT sulla Seicento. Secondo Volkswagen, la EA 276, equipaggiata con il 4 cilindri boxer 1.500 da 44 CV, sarebbe stata in grado di raggiungere i 130 km/h.
Nel frattempo però, attraverso il marchio Audi, Volkswagen aveva acquisito esperienza nella realizzazione di motori 4 cilindri in linea raffreddati ad acqua e nella trazione anteriore con motore trasversale. Questa si era rivelata la strada da seguire per realizzare una vettura economica da produrre ed al passo con i tempi per abitabilità, prestazioni, economicità di esercizio e comportamento stradale. FIAT lo aveva appena dimostrato presentando la Autobianchi Primula e soprattutto la 128.
Restava il problema dell’estetica della carrozzeria. Il numero uno della VW #Lotz era convinto che dovesse essere a due volumi per garantire la massima versatilità dell’abitacolo e del bagagliaio. Nel 1969 aveva visitato il Salone di Torino e sei vetture avevano colpito la sua attenzione. Di esse, quattro (una era l’Alfasud) erano opera di un giovane designer che si era fatto le ossa alla Bertone. Si chiamava #Giugiaro ed a lui fu affidato l’incarico di disegnare la nuova gamma di modelli Volkswagen, quelli che avrebbero visto la luce nel 1973-75. L’esperienza accumulata con il progetto EA 272/276 e con i prototipi dei primi Anni 60 tuttavia non andò perduta. Il Maggiolino ebbe effettivamente una erede più moderna, anzi due. Ma questa è un’altra storia…
